Perché il Museo della Salumeria

MUSA, Museo della Salumeria - La stagionatura

Con i suoi 130 anni la Villani S.p.A. rappresenta oggi la realtà produttiva di settore più antica dell’Emilia-Romagna e la seconda più longeva d’Italia. Un autentico pezzo di storia salumiera del nostro Paese.

Sembra quasi naturale insomma che proprio qui, in una terra che da sempre lega la sua identità e una bella fetta della sua economia alla lavorazione delle carni, abbia trovato terreno fertile un progetto, il Museo della Salumeria, che ha come fulcro proprio l’antica arte di fare salumi.

“L’idea di un’esposizione che raccontasse con documenti e testimonianze non solo la storia della nostra azienda, ma quella dell’intero territorio, risale in realtà alla fine degli anni ’80 – spiega Giuseppe Villani, Amministratore Delegato della Villani. Poi per una serie di motivi, non da ultimo l’aver concentrato tutte le nostre energie su di una produttività in forte crescita e sui tanti investimenti fatti in quegli anni, si è dovuta accantonare la cosa. Fino al 2013”.

Una progetto partito da lontano dunque, mai del tutto accantonato, che ha finalmente trovato  forma e sostanza regalando a un territorio dal DNA ricco di giacimenti produttivi – gastronomici ma non solo – un luogo che è un omaggio a un passato geneticamente vissuto con lo sguardo puntato al domani.

Il Museo della Salumeria – continua Villani – nasce certo anche per presentare l’azienda e il suo carattere orgogliosamente famigliare, che da fine ‘8oo e sotto la guida di cinque generazioni di Villani ha attraversato ben tre secoli di storia italiana. Ma il motore principale è stata la voglia di celebrare la tradizione di un distretto produttivo unico come quello che, anche grazie alla Villani, è nato a Castelnuovo Rangone, coinvolgendo fra impiego diretto e indotto la stragrande maggioranza delle famiglie della zona. Le stesse grazie alle quali, è giusto non dimenticarlo, è stata possibile la nostra avventura”.

“Accanto a queste motivazioni di natura storica – aggiunge ancora Villani – ce ne sono altre che potremmo definire “filosofiche”, fortemente legate al nostro modo di intendere questo lavoro e all’evoluzione del concetto stesso di prodotto: non più un semplice mezzo di sostentamento, come accadeva un tempo, ma un qualche cosa capace di sintetizzare il piacere del palato con il benessere fisico. Un’evoluzione anche produttiva che si è concretizzata in salumi sempre meno salati e meno grassi, con occhio attento dunque anche all’aspetto salutistico: mettere a fuoco il giusto collocamento di questa idea di prodotto nelle abitudini alimentari contemporanee, ecco un altro aspetto che ha spinto alla nascita del Museo della Salumeria”. 

L’evoluzione dell’attività aziendale, con un’espansione produttiva che ha interessato molte specialità tipiche anche di altre regioni, ha avuto come naturale conseguenza, in fase di progettazione del Museo della Salumeria, l’allargamento dei contenuti espositivi, che abbracciano oggi l’intero comparto nazionale.

Con il Museo della Salumeria abbiamo voluto fissare il sapere ma soprattutto l’arte del saper fare, non il classico già fatto”, chiosa Villani.